Se c'è un settore che ha sorpreso gli analisti nel 2025, quello è sicuramente dei PIR - i Piani Individuali di Risparmio. Dopo anni difficili, con deflussi che nel 2023 avevano toccato i -2 miliardi di euro, questi strumenti hanno chiuso l'anno scorso con una raccolta netta positiva di 2 miliardi. Un'inversione a U completa che racconta molto del rapporto degli italiani con il rischio e le agevolazioni fiscali.
Ma cosa ha innescato questa rinascita? La risposta è chiara: i PIR obbligazionari hanno fatto quasi tutto il lavoro.
Prima di addentrarci nei numeri, vale la pena ricordare cosa sono i PIR. Introdotti nel 2017, i Piani Individuali di Risparmio sono strumenti di investimento pensati per convogliare il risparmio privato verso l'economia reale italiana. Il loro funzionamento è semplice:
La contropartita? Zero tasse sul capital gain dopo cinque anni. Niente 26% di imposte sui guadagni, niente imposta di successione. Un vantaggio fiscale che, sulla carta, è tra i più generosi del panorama italiano.
Nel 2025, i PIR obbligazionari hanno dominato la scena con una raccolta netta di 2,5 miliardi di euro. Un risultato impressionante se confrontato con gli altri comparti:
Le società di gestione hanno moltiplicato le proposte obbligazionarie in pochi mesi, cavalcando l'onda. Eurizon ha raccolto 697 milioni, Mediolanum 524 milioni, Bcc Risparmio & Previdenza 490 milioni. Numeri che solo un anno prima sarebbero stati impensabili.
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Il meccanismo è semplice da comprendere. In un contesto di tassi d'interesse ancora interessanti (siamo reduci da un periodo di strette monetarie), i PIR obbligazionari offrono:
Per molti risparmiatori, è diventata l'opzione perfetta: un'alternativa ai tradizionali investimenti in obbligazioni o titoli di Stato, ma con il bonus di non dover pagare il 26% di tasse sul capital gain. In sostanza, chi è disposto a bloccare i soldi per cinque anni ottiene un rendimento netto superiore.
Inoltre, diversi investitori che avevano sottoscritto PIR azionari anni fa, una volta scaduto il vincolo quinquennale, hanno scelto di reinvestire in PIR obbligazionari piuttosto che rimanere esposti alla volatilità del mercato azionario.
Ed è qui che si manifesta il paradosso più interessante di tutta questa storia. I numeri sul lungo periodo parlano chiaro: i PIR azionari hanno offerto rendimenti straordinari. Dal 2021 ad oggi, alcuni fondi hanno registrato performance superiori al 100%:
Eppure, nonostante questi numeri da capogiro, i flussi vanno nella direzione opposta. Gli investitori votano con il portafoglio, e il loro voto è chiaro: meglio la certezza (relativa) delle obbligazioni che la volatilità dell'azionario, anche se questo significa rinunciare a potenziali guadagni molto più elevati.
Questo comportamento solleva domande importanti sulla psicologia dell'investitore italiano:
Quanto rischio siamo davvero disposti a sopportare per ottenere rendimenti potenzialmente più alti? I dati dicono che, per la maggior parte dei risparmiatori, la risposta è "poco". Anche quando i numeri storici dimostrano che l'azionario ha premiato chi ha avuto pazienza, la paura delle oscillazioni di breve periodo prevale.
Come si bilanciano esenzione fiscale e obiettivi di lungo termine? Il vantaggio fiscale dei PIR è identico sia per gli obbligazionari che per gli azionari. Ma evidentemente, per molti investitori, questo non basta a giustificare l'esposizione al rischio equity. Preferiscono un 3-4% netto garantito a un potenziale 10-15% annuo con oscillazioni nel mezzo.
Un aspetto spesso sottovalutato è quello dei costi. I PIR, soprattutto quelli gestiti attivamente, presentano commissioni mediamente più elevate rispetto ad altri prodotti finanziari. Secondo alcune analisi, il costo totale di gestione può arrivare al 2,74% su un orizzonte di cinque anni.
Questo significa che parte del vantaggio fiscale viene eroso dalle commissioni. Prima di sottoscrivere un PIR, è fondamentale:
L'inversione di tendenza dei PIR racconta molto del momento che stiamo vivendo. Gli investitori italiani, reduci da anni di incertezza e volatilità, cercano più che mai la stabilità. Non importa se l'azionario ha reso il 100% negli ultimi anni: ciò che conta è la tranquillità di vedere il capitale al sicuro, magari con un rendimento modesto ma certo.
È una scelta comprensibile, soprattutto in un contesto ancora caratterizzato da incertezze geopolitiche ed economiche. Ma è anche una scelta che ha un costo opportunità: rinunciare a potenziali guadagni molto più elevati.
I PIR possono essere uno strumento interessante, ma non per tutti. Sono adatti se:
La scelta tra PIR obbligazionari e azionari dipende dalla tua tolleranza al rischio. I dati del 2025 suggeriscono che la maggioranza degli investitori preferisce dormire sonni tranquilli piuttosto che inseguire performance stellari. E tu, da che parte stai?
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